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Il doping


Il termine doping si diffuse, secondo una delle tante teorie, intorno ai primi del '900 per indicare la pratica illecita con la quale i cavalli da corsa venivano stimolati, mediante somministrazione di una miscela di oppio, tabacco e narcotici, chiamata oop ( dal quale derivò probabilmente la parola doping ) per ottenere da questi una maggiore performance. Successivamente tale pratica si estese all'uomo raggiungendo già a partire dagli anni '60 una diffusione tale da costituire motivo di preoccupazione per le autorità sportive, sanitarie e per la stessa opinione pubblica.

Il ricorso a sostanze chimiche nella pratica sportiva ha radici lontane: sin dai tempi della Grecia antica durante lo svolgimento dei giochi olimpici era diffuso, da parte dei concorrenti, l'uso di infusi di erbe e funghi allo scopo di migliorare le proprie performance sportive. Oggi con il termine doping si indicano i tentativi di modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell'organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti ricorrendo all'uso non terapeutico di sostanze o a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche.

Lista delle sostanze e metodi proibiti

Le sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e le pratiche mediche il cui impiego è considerato doping sono ripartiti in classi ( Tabella I ), sulla base rispettivamente delle caratteristiche chimico-fisiche e degli effetti fisiologici che queste provocano sull'organismo umano.

Alcuni dati epidemiologici

Dall'attività di monitoraggio condotta nel corso del 2005 dalla Commissione di Vigilanza e Controllo sul Doping è emerso che il 2,1% ( 32 ) dei 1560 atleti esaminati è risultato positivo ai test antidoping. Tuttavia tale risultato potrebbe aumentare fino al 3,9% in quanto vi sono altri 29 casi che necessitano di ulteriori accertamenti. Tale dato è in linea con quelli pubblicati nel 2002 dal Comitato Olimpico Internazionale ( CIO ) che mostrano un grado di positività tra gli atleti testati che varia tra l'1,5 ed il 2,5%.

Le positività rilevate, nel 2005, sono state in totale 38, in quanto in alcuni campioni di urina sono state rilevate più sostanze: 28 atleti sono risultati positivi ad una sola sostanza, 3 atleti a 2 sostanze e in un campione di urina ne sono state trovate quattro. Tra le sostanze maggiormente utilizzate, al primo posto vi sono i cannabinoidi ( 44,7% ), seguiti dai diuretici e dagli agenti mascheranti ( 15,8% ), dagli stimolanti, dagli anabolizzanti e dai corticosteroidi ( 7,9% ), da ormoni e sostanze attive sul sistema ormonale ( 5,3% ), dall'Atenololo ( 2,6% ).

Da altre indagini, condotte mediante questionari in Italia e in altri Paesi del mondo, in diversi contesti ( ambito sportivo, popolazione generale ), sono emerse percentuali di positività d'uso superiori a quelle ricavabili dai controlli antidoping.

Una metanalisi ha dimostrato che chi pratica sport a livello amatoriale ricorre in misura maggiore all'uso di sostanze ai fini di doping rispetto agli atleti professionisti. Inoltre è risultato che l'uso di steroidi anabolizzanti, già a partire dall'età di 8 anni, è andato aumentando dal 1990. Un recente studio in Svezia ha evidenziato una prevalenza d'uso di anabolizzanti del 3,6% nei maschi di 16 anni e del 2,8% nei maschi di 17 anni; inoltre i ragazzi che utilizzavano sostanze anabolizzanti assumevano alcol e oppioidi più frequentemente dei non utilizzatori della stessa età.

I rischi legati ai farmaci vietati per doping

Molte sostanze vietate per doping ( Tabella II ) sono principi attivi di diversi farmaci che servono a ridurre la sensazione di fatica, migliorare la prontezza dei riflessi, accrescere la forza e/o la resistenza muscolare, controllare la frequenza cardiaca e/o respiratoria, ridurre il peso corporeo, attenuare l'ansia o mascherare la presenza nelle urine delle sostanze vietate. Tuttavia l'efficacia di tali sostanze nel migliorare le prestazioni sportive non è stata mai supportata scientificamente da studi clinici appropriati, pertanto risulta difficile individuare un razionale nel loro utilizzo.Inoltre l'uso di tali sostanze espone il soggetto al rischio di effetti avversi in quanto:

di molti farmaci sono noti i danni provocati alle dosi utilizzate per curare un preciso stato patologico, ma non è possibile prevedere quali conseguenze abbiano quando vengono somministrati con modalità e dosaggi diversi da quelli terapeutici in persone sane;

i farmaci vietati per doping possono essere acquistati in mercati clandestini dove si trovano prodotti allestiti illegalmente in laboratori non autorizzati che sfuggono ai controlli di legge;

alcune preparazioni possono essere prive del principio attivo, contenerne quantitativi diversi da quelli indicati in etichetta o contenere sostanze non dichiarate, dotate di azioni potenzialmente dannose e interagenti con altri farmaci. Inoltre le preparazioni iniettabili possono essere contaminate e non sterili. Pertanto i requisiti minimi di sterilità e apirogenicità previsti dalla farmacopea non sono assicurati.

I rischi associati all'uso di sostanze a scopo di doping sono numerosi. Vi possono essere conseguenze, anche gravi a carico del sistema cardiocircolatorio. Gran parte delle sostanze assunte dall'atleta ai fini ergogenici o mascheranti può provocare aritmie cardiache anche gravi, per meccanismi aritmogeni diretti o secondari a modificazioni patologiche, metaboliche ed endocrine, indotte dalle sostanze stesse o della loro associazione. L'apparato scheletrico è coinvolto con una certa frequenza: le rotture tendinee e le infiammazioni croniche dei legamenti sono spesso attribuite agli abusi di sostanze anabolizzanti o di cortisonici i quali mascherano i sintomi della fatica e dell'infiammazione. Anche l'apparato uro-genitale paga un tributo al fenomeno del doping. Gli anabolizzanti negli uomini svolgono un'azione inibente sul trofismo testicolare, nelle donne invece possono indurre irregolarità mestruali e accentuazione delle caratteristiche somatiche maschili.

Inoltre sono frequenti le disfunzioni renali, le patologie epatiche ( epatiti, epatopatie provocate da depositi di ferro in eccesso e forme tumorali associate all'abuso di anabolizzanti ) e i disturbi neurologici e psichiatrici. Da uno studio condotto su 160 atleti è emerso che chi assume sferoidi anabolizzanti presenta un maggior rischio di incorrere in effetti di tipo psichiatrico.

Di particolare interesse è il dibattito, ancora apertissimo, sulla possibile relazione tra doping e sclerosi laterale amiotrofica ( SLA ) o malattia di Lou-Gehrig ( malattia neurodegenerativa che provoca la progressiva distruzione dei motoneuroni presenti nella corteccia motoria e nelle corna anteriori del midollo spinale con una progressiva atrofia e paralisi dei muscoli ).
Recenti studi hanno messo in evidenza un aumento del rischio di SLA tra gli atleti ed in particolare tra i calciatori professionisti. In questi ultimi infatti è stata osservata un'incidenza di sclerosi laterale amiotrofica superiore rispetto alla popolazione generale. Inoltre l'età di insorgenza della malattia in questo gruppo di soggetti è significativamente precoce rispetto alla media.
Anche se allo stato attuale non è ancora possibile definire la natura dei fattori che determinano tale rischio sono state avanzate comunque delle ipotesi quali: la familiarità per la sclerosi laterale amiotrofica; i traumatismi ripetuti del gioco del calcio; il contatto con sostanze utilizzate come diserbanti o concimi nei campi da gioco e l'utilizzo illecito di sostanze a scopo di doping oppure di farmaci a dosi superiori e per periodi prolungati. Tra le ragioni addotte quindi anche l'abuso di farmaci piuttosto che il loro uso improprio in assenza di una patologia.
Alcuni autori ipotizzano che un abuso di integratori a base di aminoacidi ramificati e/o di farmaci antinfiammatori possa giocare un ruolo chiave nell'eziopatogenesi della sclerosi laterale amiotrofica tra gli atleti geneticamente predisposti.

Conclusioni

II fenomeno del doping, allo stato attuale, pur essendo difficile da quantificare, è sicuramente sottovalutato; spesso viene affrontato solo l'aspetto dell'illecito sportivo senza mettere in evidenza i rischi sanitari per chi lo pratica.

La gamma dei prodotti sequestrati è vasta e spazia dai classici steroidi anabolizzanti, reperibili anche su internet, alcune volte incorporati negli integratori alimentari, all'ormone e ai fattori della crescita ( Gh e IGF-1 ), dall’Eritropoietina ( EPO ) al Thg ( Tetraidrogestrinone ).

Il futuro pare minacciato dal doping genetico. Ricerche condotte in Pennsylvania sui processi di rigenerazione muscolare hanno dimostrato che si può inserire nel citoplasma muscolare, tramite un veicolo virale, un gene sintetico in grado di ipertrofizzare il muscolo anche senza esercizio.

Fonte: Il testo è tratto dal Bollettino d’Informazione dei Farmaci, 2006


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Tabella I - Classi di sostanze e pratiche mediche il cui impiego è considerato doping.

SOSTANZE PROIBITE IN E FUORl GARA:

S1 Agenti anabolizzanti
S2 Ormoni e sostanze correlate
S3 Beta-2-agonisti
S4 Agenti con attività anti-estrogenica
SS Diuretici ed agenti mascheranti

Metodi proibiti:
M1 Aumento del trasporto ematico di ossigeno
M2 Manipolazione chimica e fisica
M3 Doping genetico
M4 Altri metodi e pratiche vietate

2 SOSTANZE PROIBITE SOLO lN GARA:

S6 Stimolanti
S7 Narcotici
S8 Derivati della Cannabis Sativa e Indica
S9 Corticosteroidi

3 SOSTANZE PROIBITE SOLO IN PARTICOLARI SPORT: P1 Alcool
P2 Beta-bloccanti


Tabella II

Fonte: Il testo è tratto dal Bollettino d’Informazione dei Farmaci, 2006

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